Le opere di Misericordia al centro della settimana

13694117_10210046653873133_9761327_oMONTEBELLO – Le opere di Misericordia sono state l’oggetto delle riflessioni tenutesi durante il campo di lavoro e formazione Missionaria organizzato dal Centro Missionario Diocesano nella settimana dal 10 al 16 luglio 2016 in giro per le parrocchie della diocesi. Oltre cinquanta i ragazzi che, con zainetto e maglietta si sono messi al lavoro per aiutare gli ultimi, riflettere e fare festa nelle varie parrocchie incontrate.
Particolarmente toccante è stato l’incontro che i giovani hanno avuto a Montebello di Orciano con don Guido Spadoni, parroco di Montebello e Cappellano del carcere di Fossombrone che ha accolto i giovani insieme ad un carcerato suo ospite. “Ho celebrato la S. Messa con il Papa a S. Marta in occasione della ricorrenza del mio 50° di sacerdozio – ha detto don Guido ai giovani Missionari – sono sempre stato fuori dal recinto perché prete operaio…ora lavoro con i 168 detenuti del carcere di Fossombrone che, nel 2005, hanno scritto al Presidente della Repubblica Ciampi che mi ha conferito l’ onoreficenza di cavaliere al merito della Repubblica, ma la cosa grande è il fatto che il Presidente ha ascoltato la voce dei detenuti”. A fianco di don Guido Maurizio, detenuto da 25 anni, condannato all’ergastolo, che ci ha raccontato :”dopo 25 anni di carcere don Guido mi ha chiamato per il primo permesso, è molto difficile avere permessi per un ergastolano che ha scritto nella condanna “fine pena MAI”. Avevo 25 anni – ha proseguito Maurizio – quando sono entrato in carcere, ora ne ho 50; con l’ergastolo non si esce, solo se sei un collaboratore e denunci altri puoi avere dei benefici ma io, dopo 25 anni non ho davvero più nulla da denunciare, non posso tornare nei luoghi dove ho commesso i reati, ora per la prima volta posso abbracciare mia figlia e mio nipote. Uscendo per la prima volta mi sembrava di volare, mi girava la testa, viviamo tutto l’anno in celle dalle dimensioni di 3 metri per 2,70 e poter essere in uno spazio aperto senza muri è davvero una grande emozione”.
Presente a questo momento di testimonianza anche la figlia del detenuto, che con le lacrime agli occhi ci ha raccontato” ho pianto quando ho saputo del permesso di mio padre, il Signore ha ascoltato le mie preghiere, non avevo mai visto mio padre al di fuori del carcere, è un emozione unica indescrivibile poterlo vedere nella normalità della vita nelle cose quotidiane, poterlo abbracciare, è stata dura per me crescere senza di lui, mio padre è un padre unico. Io gli ho sempre detto che se ha sbagliato deve pagare! mio padre non è un santo, mia madre ha sempre sopperito alla sua mancanza”. In carcere – ha proseguito don Guido – si vivono storie molto riservate, difficili, tutti i famigliari dei carcerati hanno il mio numero di cellulare e mi chiamano per ogni cosa, a volte mi fanno arrabbiare … tocca a me portare le notizie ai detenuti, le più tristi della morte dei familiari, hanno solo me per potersi sfogare, non pensavo di riuscire a fare certe cose… . Un detenuto poco tempo fa mi ha bagnato i capelli con le sue lacrime alla notizia della morte della madre … io cerco di aiutarli, li ospito (tutti ! chi va a Messa e chi no) nella mia casa quando ottengono dei permessi per farli incontrare con le famiglie che non vedono da lungo tempo. In questi anni ho ospitato 258 volte dei detenuti a casa mia e la comunità di Montebello non è mai stata contraria, io mi assumo la responsabilità della loro permanenza ma per fare questo occorre creare un clima favorevole. Noi preti ci dobbiamo credere davvero al pane spezzato! Queste sono opere di misericordia e comunque dobbiamo ricordarci che la Costituzione ci dice che la carcerazione NON è punitiva ma rieducativa, se applichiamo davvero questo principio FUNZIONA! Cari ragazzi – ha concluso don Guido – abbiate molti dubbi, prima delle certezze perché il Vangelo è molto diverso da quello che pensiamo noi.

 

Marco Gasparini

Pubblicato in Campo Missionario 2016