La gente è stanca di una “guerra” inutile – P. Claudio Brualdi

Eccoci al secondo appuntamento della nuova rubrica del CMD; oggi abbiamo la lettera di Padre Claudio Brualdi dalla Colombia

Carissima Ilaria, anzitutto grazie del messaggio che mi hai inviato tempo fa e che solo ora posso rispondere con piacere, sia perché mi sento legato alla diocei di origine e sia per l’ amicizia con Giancarlo e con tanti sacerdoti, specialmente di “una certa etá”, molti dei quali sono stati mei compagni di seminario. Puoi tranquillamente pubblicare questo scritto. La mia storia é la seguente.

Sono nato a Calcinelli dove ho passato i miei primi dieci anni e ho frequentato le elementari. Poi la mia famiglia si è trasferita a Lucrezia, giusto l’ anno in cui sono entrato nel seminario minore di Fano per essere sacerdote , già che fin da piccolo desideravo esserlo. Dopo le medie e il ginnasio, sono passato al seminario regionale per il liceo e la filosofia. Fu proprio in questi anni che è maturata la mia vocazione missionaria, grazie allo spirito missionario, animato dal gruppo missionario del seminario, e per la visita dei missionari di distinti istituti che portavano la loro esperienza. Fu allora che ho avuto modo di conoscere più a fondo i Missionari della Consolata di Torino, per cui, dopo la filosofia, con la benedizione di Mons. Vincenzo Del Signore, decisi di passare all’ istituto della Consolata. Dopo l’ anno di noviziato, ho frequentato la teologia a Torino, e sono stato ordinato a Lucrezia il 18 dicembre del 1966, da Mons. Costanzo Micci.

Dopo l’ ordinazione sacerdotale pensavo raggiungere l’ Africa, che era stato il mio primo obiettivo . Ma i superiori mi lasciarono in Italia, prima come animatore missionario e poi come formatore di futuri missionari. Dopo dodici anni in questo servizio, finalmente ho avuto luce verde per realizzare il mio sogno. Però, già per l’ età, pensai che sarebbe stato più facile per me un paese di lingua latina.Colombia Chiesi perciò di poter andare in Brasile o Colombia. Mi hanno mandato in Colombia, che raggiunsi nel 1980, destinato a San Vicente del Caguan, un paesetto sperduto nella selva amazzonica, nella regione del Caquetá, legata ai missionari della Consolata fin dal 1951. Non mi sono mai pentito di questa scelta, perché lì ho trovato quello che pensavo fosse una missione: povertà, isolamento, mancanza di servizi pubblici: (acqua potabile, luce, telefono), mancanza di vie di comunicazione, ignoranza religiosa, clima torrido, presenza guerrigliera e poco dopo coltivazione della coca e narcotraffico. (Se vuoi leggere qualcosa di più, puoi vedere “Arca delle idee” dove sto facendo memoria, a puntate, della mia esperienza missionaria). É a San Vicente che nel luglio 1994 ho avuto la graditissima visita di Mons. Mario Cecchini e don Giancarlo, appena 4 giorni dopo che c’ era stato un attacco guerrigliero al pese. La loro visita è stata ben gradita dalla gente perché ha portato non solo conforto, ma ha ridato sicurezza.

Dopo una decina di anni mi hanno chiamato a prestare dei servizi per l’ Istituto, prima come formatore nel seminario teologico e poi come superiore provinciale per due periodi, per cui ho dovuto trasferirmi a Bogotá. Verso la fine di questo servizio sono sopravvenuti alcuni problemi di salute, per cui ho dovuto passare, in due momenti, circa tre anni in Italia per le cure pertinenti. Attualmente mi trovo a Bogotá collaborando in una parrocchia che l’ Istituto ha in questa grande metropoli. Però, sinceramente, se non avessi il problema della vista che mi limita molto, sarei ancora là, nella selva, a cui mi sento molto legato, anche perché ho visto il grande progresso che si è verificato, grazie al lavoro instancabile di tanti missionari, che si sono succeduti in tutti questi anni.

Colombia, in sé, è un paese bellissimo, con tante risorse naturali, gente imprenditrice, però con forti squilibri sociali, dovuti alla grande corruzione e all’ assenza dello stato in tante regioni, che generano violenza comune, migrazione, spiazzamento di tante persone che aumentano i cinturoni di povertà nelle grandi e medie città. Soprattutto hanno creato la guerriglia di diversa denominazione che esiste da più di 50 anni.

Da alcuni mesi in Cuba si stanno dando dialoghi di pace fra governo e guerriglia. Pare che stanno andando bene. Tutti speriamo, dopo tanti tentativi frustrati anteriormente, finalmente si arrivi a una a pace durevole. La gente è stanca di una “guerra” inutile e che ogni anno fa tante vittime innocenti.

Ti faccio tanti auguri e voglio manifestare a te e tutto l’ equipe del centro missionario per il grande lavoro che state facendo per tenere in alto lo spirito missionario nella nostra diocesi., soprattutto dei giovani, per aprirli a una dimensione mondiale e a una vivenza universale della fede. Saluti in particolare a don Giancarlo.

Un ricordo nella preghiera.

P. Claudio

Pubblicato in Lettere dal Sudmerica, Lettere dalla missione