BURUNDI – Siamo Gabriele e Lucia e quest’anno il nostro periodo di vacanze natalizie lo abbiamo trascorso in Burundi per vivere un’esperienza missionaria. Precisamente nella città di Gitega, la capitale, accolti dalla Congregazione degli Apostoli del Buon Pastore e della Regina del Cenacolo. Nel venti giorni di permanenza i Padri ci hanno premurosamente accolti ed accompagnato alla scoperta di questo bellissimo paese che visitavamo per la prima volta, introducendoci gradualmente a conoscere la sua storia, la sua cultura e la sua natura ancora incontaminata. Il Burundi è uno dei paesi più poveri al mondo, in media una persona vive con circa un dollaro e mezzo al giorno, è situato nel cuore dell’Africa e ha una delle più alte densità di popolazione.
Nello specifico abbiamo avuto l’opportunità di visitare tre villaggi Pigmei e progetti voluti e sostenuti dalla Congregazione che ha come carisma proprio quello di essere accanto alla popolazione Batwa (Pigmei), una etnia emarginata dal resto della popolazione. All’origine nomade, è diventata stanziale grazie all’intervento della Congregazione, che ha acquistato dei terreni dallo Stato per destinarli a questo popolo. Questo ha favorito la nascita di villaggi e ha permesso ai Padri di farsi prossimi a questo gruppo etnico. Abbiamo iniziato visitando una scuola, equivalente alla nostra scuola secondaria di primo grado, destinata a ragazzi provenienti dai villaggi pigmei: una struttura totalmente gratuita che offre la possibilità di soggiornare e vivere insieme, assistiti da personale educativo. Agli alunni più meritevoli viene inoltre offerta gratuitamente la possibilità di proseguire gli studi presso l’adiacente Liceo Tecnico, che propone percorsi di Informatica gestionale, Informatica e telecomunicazioni, Manutenzione informatica e quello di Elettromeccanica, con l’opportunità di frequentare insieme a coetanei non appartenenti all’etnia Batwa. Si tratta di una realtà davvero significativa quella di Nyabututsi: ben organizzata e curata, non si limita a fornire un sostegno materiale, ma offre anche un accompagnamento educativo. Grazie a questo percorso, i giovani vengono avviati a professioni spendibili nella società e, di conseguenza, verso una progressiva indipendenza economica.
Un’ulteriore opportunità offerta dai Padri della Congregazione per i Pigmei è rappresentata dal lavoro presso le loro aziende agricole. La principale si estende su circa 90 ettari: metà della superficie è destinata alla coltivazione di mais, patate e soia, mentre l’altra metà è occupata da un bosco di eucalipti, utilizzati per la produzione di legname da costruzione e di legna da carbone.
All’interno di questa azienda, dotata anche di magazzini per lo stoccaggio dei prodotti, vengono impiegati i pigmei nella lavorazione della terra — svolta ancora esclusivamente con l’uso della zappa — in prevalenza donne, con l’obiettivo di garantire loro un’occupazione e quindi il sostentamento. L’attività è supportata dalla consulenza tecnica di un agronomo, che segue anche il processo di certificazione di sementi di qualità. La visita a questa realtà è stata per noi particolarmente arricchente, poiché ci ha permesso di conoscere, confrontarci e toccare con mano la professionalità con cui viene gestita l’attività agricola.
La visita più coinvolgente è stata quella ai tre villaggi di Mabaya, Rukoba e Mugnika. Fin dal primo incontro siamo stati accolti con danze e canti festosi da bambini e adulti, che ci hanno poi accompagnato lungo le strade del villaggio. Incontrare le persone è stato per noi il momento più intenso: un’esperienza che ci ha profondamente fatto riflettere e ha lasciato in noi un segno indelebile. Abbiamo potuto osservare le abitazioni, costruite nel corso degli anni grazie al contributo dell’Associazione Urukundo e del Centro Missionario Diocesano di Fano, Fossombrone, Cagli e Pergola, accanto ad alcune capanne che, seppur in numero ridotto, sono ancora presenti in diversi villaggi. In ciascuna comunità abbiamo visto campi coltivati per il sostentamento delle famiglie e piccole attività artigianali, soprattutto legate alla produzione di vasi in terracotta.
Il villaggio di Mabaya rappresenta il villaggio modello, dove i Padri sono presenti con una loro casa. Qui è stata portata l’acqua in vari punti del villaggio tramite fontanelle ed è stata recentemente completata la costruzione della Casa della Comunità, dotata di pannelli fotovoltaici che la rende l’unico edificio dotato di energia elettrica. La struttura comprende un ampio salone destinato sia agli incontri della popolazione sia allo svolgimento di corsi di avviamento all’uso del computer e di corsi di cucito per le donne del villaggio, attualmente ancora in fase di progettazione e di acquisizione delle attrezzature necessarie. In questa occasione abbiamo incontrato alcune donne che ci hanno raccontato il progetto e il loro desiderio di acquisire competenze sartoriali, chiedendo un aiuto concreto per l’acquisto di macchine da cucire.
Durante le visite ci siamo resi conto della cura, della presenza costante e dell’attenzione premurosa che i Padri riservano alla popolazione Batwa, mantenendo anche rapporti di stima e collaborazione con i capi villaggio. Ci ha colpito in particolare il fatto che conoscano in modo approfondito le situazioni familiari e personali delle persone, e non abbiano soltanto una visione generica delle condizioni dei villaggi.
Accanto a tutto ciò, abbiamo però vissuto un forte senso di impotenza di fronte alle grandi e oggettive necessità della popolazione, difficili da affrontare a causa delle carenti infrastrutture, dell’assenza dello Stato e di un sistema corrotto che incide negativamente sulle condizioni di vita. Una popolazione segnata da instabilità e crisi politiche, corruzione, guerra civile e massacri etnici recenti. Abbiamo avuto la chiara percezione che siano soprattutto le congregazioni religiose, le associazioni e la Chiesa locale a svolgere funzioni di sostegno sociale che dovrebbero rientrare nelle competenze statali.
Tante altre realtà, persone e storie abbiamo conosciuto e tante altre considerazioni potremmo condividere ma a conclusione per brevità, riportiamo il pensiero di ringraziamento che abbiamo lasciato alla comunità che ci ha accolti e accompagnati in questo viaggio, che ci sembra riassumere la profondità dell’esperienza vissuta.
“Un grazie di cuore per averci accolto in questo periodo Natalizio. Ogni giorno abbiamo pregato e celebrato con voi, apprezzando la cura e l’attenzione che avete avuto nel farci partecipi della vostra spiritualità. È stata per noi un’occasione di incontro e di conoscenza della vostra ricca realtà diocesana. Abbiamo vissuto la fraternità e apprezzato il comune desiderio di giustizia, la creatività nel cercare e realizzare nuove opportunità per l’umanità dimenticata. È stato bello vedere e vivere la gioia delle comunità parrocchiali nelle celebrazioni eucaristiche, godere dei panorami veri e rigogliosi, delle bellezze naturali che questo paese offre. Il tutto ha reso questa esperienza un’occasione di crescita spirituale e umana che lascerà un segno profondo nella vita personale, di coppia e di famiglia”.
Gabriele e Lucia























