Campo Missionario 2015

Qui tutti gli articoli e le foto del Campo di Lavoro e Formazione Missionaria 2015!

Speciale Campo Missionario 2015, guarda il video

Ecco il video del Campo Lavoro e Formazione Missionaria 2015. L’intera settimana è andata in onda in uno speciale video di 10 minuti, andato in onda sull’emittente televisiva locale.

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Il mio (s)passo con l’altro – Campo 2015

“Il mio (s)passo con l’altro”, questo è stato lo slogan che suggerisce il desiderio del giovane di condividere un pezzetto di strada con i compagni di viaggio che la vita ti pone accanto, di andare al passo di quel fratello segnato dalla difficoltà e dal dolore.
Abbiamo fatto nostra la riflessione che la Chiesa Italiana in vista del Convegno Ecclesiale di Firenze. Ne è nato un itinerario scandito dai momenti vissuti durante la giornata vissuta a Cafàrnao di Gesù (Mc 1, 21-39). Una giornata tipo del Maestro dove possiamo far nostre le sue “priorità”.
Il primo giorno, con la dinamica del bibliodramma abbiamo fatto nostra questa pagina dell’Evangelista Marco, vivendo da dentro il brano biblico, cogliendone tutti i suoi aspetti, compresi quelli emozionali.
Nei giorni seguenti siamo entrati nella Sinagoga: è stata un’occasione per domandarci qual è il nostro centro e sulla necessità di individuarlo in Gesù. Di riflettere su chi siano i nostri maestri e quali siano in noi gli aspetti che hanno bisogno di essere liberati dal Maestro.
Nella casa di Simone e Andrea, nel luogo dell’intimità degli affetti siamo chiesti: cos’è la casa per me? La pagina del buon samaritano, i suoi atteggiamenti ci hanno aiutato a comprendere come possiamo diventare casa per il più povero.
La porta della città, l’incontro con l’umanità. Abbiamo imparato l’importanza di “aprire la porta del cuore”, in particolare guardando al fenomeno dell’immigrazione. Ascoltare l’altro vuol dire fargli spazio, ospitarlo dentro di me.
L’ultimo giorno è stato caratterizzato dall’ascolto. Di alcuni giovani immigrati provenienti dalla Nigeria e da Malì che hanno condiviso con noi la giornata. Di Dio, regalandoci uno spazio di deserto e di preghiera.
Centrale per tutti i giorni del campo è stata la celebrazione dell’Eucaristia: è stato lo spazio, dove ogni giorno abbiamo ricevuto una parola, quelle il Convegno di Firenze chiama “vie”: uscire; annunciare; abitare; educare; trasfigurare.
Gesù davanti ai discepoli che lo cercavano per riportarlo a Cafàrnao aprì loro l’orizzonte della sua missione: dai villaggi vicini fino agli estremi confini della terra (Mc 16, 15). L’orizzonte della missione ad Gentes, paradigma di ogni uscita missionaria, è stato l’orizzonte in cui tutta l’organizzazione del campo ha trovato si è mosso. I giovani, come i discepoli si sono impegnati, ricevendo il mandato missionario, a predicare dappertutto (Mc 16, 20) certi che il campo incomincia proprio quando finisce.

di P. Marco, Claudia e Marisa

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Immigrati? No, Amici! – Campo 2015

Francis, Frank, Louis, Mike, Lucas, Evans… sono questi i nomi di alcuni immigrati che ci hanno fatto visita durante il campo missionario 2015 nella giornata di venerdì, a Rosciano. Spesso siamo diffidenti riguardo alle persone che solcano disperatamente il Mediterraneo per cercare una vita migliore in Europa. Si, in Europa. E non in Italia come molti credono. L’Italia è solo una tappa di quello che è il loro viaggio della speranza. In Italia ci rimangono perché costretti, altrimenti se ne andrebbero in giro per l’Europa: Francia, Svezia, Germania… .
La giornata passata con i nostri amici africani non è stata una giornata qualunque. Le loro storie, le loro vite, il loro viaggio sono esperienze che non possiamo neanche immaginare. Storie tanto toccanti emotivamente quanto tristi, teatro di una vita passata a fuggire o a tentare di renderla migliore. E’ questo il caso di uno di loro, Francis, che all’età di appena 16 anni, insieme con il fratello, è stato costretto ad abbandonare la propria famiglia per cercare un lavoro che riuscisse a mantenere le cure per la madre malata. Il suo viaggio è iniziato 6 anni fa, cercando di conciliare la sua passione, il calcio, e la necessità di aiutare la sua famiglia. Adesso Francis ha 22 anni ed è ospitato in una struttura a Belgatto. E’ arrivato in Italia quasi per caso, imbarcandosi in Libia su una nave la cui destinazione era per lui ignota. E nell’attesa che la giustizia italiana faccia il suo lavoro coltiva il sogno di iniziare una carriera professionistica come calciatore in Francia. La sua testimonianza, insieme a quella di tutti gli altri, è stato un momento veramente commovente durante la giornata, lasciando un segno profondo nel cuore di tutti i ragazzi. Sono ragazzi che non hanno niente, se non la fede. Io ho avuto la fortuna di pregare con loro prima del pranzo e, pur non capendo la lingua, mi sono sentito parte di un tutto più grande, e le distinzioni erano scomparse, facendoci emergere per quello che siamo: fratelli. Francis, Frank, Louis, Mike e tutti gli altri sono ragazzi che hanno rischiato la vita per averne una migliore, e, non hanno niente, rispetto a tutti noi. Ma di fronte alle loro storie, alle loro esperienze e alle loro vite, forse bisogna fare un atto di umiltà e, incontrandoli, al posto di essere diffidenti, abbracciarli dicendo: “Caspita, hai proprio un bel coraggio!”
di Marco Vitali

 

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Giovanni Cardoni, Annamaria Lotito, Chiara Torriani e Cristian Urbinati‬ raccontano il loro Campo Lavoro 2015

Perché hai scelto di partecipare al Campo Missionario Diocesano? Cosa cercavi?

GIOVANNI: Mi piace usare bene il tempo e sono contento di usarlo per aiutare gli altri e, se questo vuol dire andare a suonare per le case quando fanno 38°C, lo faccio ben volentieri!
ANNA: Ho deciso di partecipare al campo, per ripetere l’esperienza che avevo vissuto l’anno scorso, nella speranza di trovare le stesse belle emozioni che avevo sperimentato.
CHIARA: Ho scelto il campo missionario per buttarmi in una nuova esperienza che sapevo avrebbe mi avrebbe formato e dove speravo di rispondere ad alcune domande che mi ponevo da qualche tempo sulla mia vita e sulla mia fede.
CRISTIAN: Ho scelto di partecipare perché i miei amici più volte mi hanno ripetuto che era una bella esperienza. Io personalmente cercavo un momento per meditare un po’ sulla mia vita e allo stesso tempo fare qualcosa di buono per gli altri.

Descrivi il campo CMD con una parola.

GIOVANNI: Servizio
ANNA: Entusiasmante
CHIARA: Fiducia
CRISTIAN: Casa

Cosa di più caro per te conservi nel cuore da questa esperienza?

GIOVANNI: Da questa esperienza conservo i sorrisi della gente che con gioia ci ha aperto la porta.
ANNA: Nel mio cuore conservo i “buongiorno” impastati dal sonno, i sorrisi dei miei amici, l’accoglienza calorosa delle persone che ci attendevano per la raccolta dei sacchi, le testimonianze dei Missionari e dei nostri fratelli immigrati, l’adrenalina e le risate durante lo spettacolo, la preghiera sotto le stelle e soprattutto la voglia di fare e trasmettere gioia alle persone, la stessa gioia che ci animava, anche se eravamo provati dal caldo e dalla stanchezza.
CHIARA: Ciò che mi ricorderò per sempre del campo è con quanta facilita ci siamo conosciuti, siamo diventati amici, e sono nati bei legami.
CRISTIAN: Posso dire che le parole dei Missionari e degli immigrati mi hanno fatto riflettere e sensibilizzare sul tema dell’ “accogliere l’altro”.

“Il campo inizia quando finisce” cosa farai ora per tener fede a questa frase?

GIOVANNI: Ora sta a me cercare di mantenere questa promessa. Per prima cosa cercherò di andare più volte possibili ad aiutare alla mensa della Caritas. Durante l’anno cercherò di essere presente alle iniziative del CMD e darò una mano nell’ufficio. Inoltre proverò anche rendermi utile nel mio quotidiano perché com’è vero che il mare è formato da tante gocce anche tante piccole buone azioni possono contribuire a un fine più grande.
ANNA: Per tener fede a questa frase cercherò di essere presente il più possibile alle iniziative che verranno promosse e che richiederanno la presenza di noi e soprattutto promuovendo questa esperienza a coloro che ancora non hanno avuto la possibilità di viverla, perché è un qualcosa di unico, che ti anima dentro, che ti da forza e carica. I ragazzi di oggi hanno bisogno di vivere queste iniziative per la loro crescita personale. Quindi ragazzi e ragazze, non abbiate paura di farvi coinvolgere in questa esperienza forte, perché “il missionario paura non ne ha!”
CHIARA: Ora la prima cosa che farò e sensibilizzarmi di più sull’altro, in altre parole far si che l’altro occupi un posto nelle mie scelte.
CRISTIAN: Poiché il campo mi ha sensibilizzato molto sulle tematiche affrontate e il momento del deserto mi ha aiutato a individuare gli atteggiamenti sbagliati della mia vita credo che nel futuro ogni scelta sarà ponderata in modo differente da come facevo prima del campo.

a cura di Michele Montanari

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