Per capire l’Africa, devi viverla – Melissa, esperienza breve in Mozambico

Durante la breve permanenza in Africa, più precisamente in Mozambico, ho elaborato una frase: “PER CAPIRE L’AFRICA, DEVI VIVERLA”.
Eggià! Numerosi servizi giornalistici e documentari non fanno altro che sottolineare la povertà che caratterizza il “continente nero”. Ma l’Africa, o quel poco che ho visitato, non è povera assolutamente.

Quei luoghi vivono dei sorrisi e della spensieratezza dei suoi bambini, che scalzi e con vestiti stracciati emanano energia e capacità di industriarsi e adattarsi a tutte le ore del giorno.
Quei luoghi si adoperano con il lavoro, la dedizione delle donne continuamente indaffarate tra la famiglia, la casa, e il lavoro pur umile che sia. Molte dedicano il loro tempo alla parrocchia e ai progetti di crescita e socializzazione che essa propone.
Quei luoghi camminano grazie alla “correzione fraterna”. Ho visto bambini impossibilitati a frequentare la scuola che si lasciavano istruire da ragazzi poco più grandi di loro. Persone adulte sempre pronte e disponibili ad aiutarsi e a collaborare.

Io, Ilaria e Letizia siamo state accolte da Inácio Saure, vescovo della diocesi di Tete. Durante le 3 settimane abbiamo partecipato, in parte, all’assemblea diocesana che ha radunato circa 200 preti della diocesi. Inoltre abbiamo avuto modo di visitare diversi villaggi come Changara, Fingoe e Boroma.

Villaggi molto diversi tra loro, dal punto di vista del paesaggio, del clima e della vegetazione. Ma aldilà di queste diversità, ho trovato molti punti in comune, molti punti di forza. Come ad esempio la presenza (molto) partecipata dei giovani durante la Liturgia. Attenti alle parole del parroco e sempre pronti a servire l’altare, come chierichetti oppure con danze che inneggiavano lode al Signore, l’amore verso quel Dio che stavano celebrando.
Tutti, e sottolineo tutti, ci hanno ospitato nelle proprie capanne come fossimo delle regine, dallo stringerci la mano al cederci la sedia pur di mettersi loro seduti a terra.

Infine, un ricordo che porto vivo dentro di me, sono i sorrisi che i bambini avevano sul loro volto e la serenità nei propri cuori che trasmettevano con i loro occhi; serenità che mi porto tutt’ora nel cuore con la speranza che mi accompagni per la vita.

Ps: oltre a ripercorrere i ricordi, ci tengo a ringraziare tutti, dal Vescovo di Tete ai padri missionari che ci hanno accolto. Esempio vivo di evangelizzazione tra i popoli, che non hanno nulla, ma vivono della e nella grazia di Dio!

E un grazie particolare al C.M.D. che mi ha permesso di vivere questa bellissima esperienza.

Melissa Cinquino

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Pubblicato in Lettere dall'Africa, Lettere dalla missione