Un Bianco, come dicono loro, che cammina a piedi è quasi uno scandalo – Nicola Canestrari

Ventinovesima “Lettera dalla missione”. Dopo una lunga assenza ci scrive Nicola, volontario Urukundo in Burundi.

Cari ragazzi/ragazze, come state?

È da un pochino che non vi scrivo, e me ne dispiaccio alquanto.

Questi ultimi due mesi, sono stati mesi molto particolari.

È quasi sette mesi che sono qua, e inizio sempre di più a percepire e a comprendere meccanismi che mi affascinano, ma che al contempo mi fanno molto riflettere e a volte anche soffrire.

Burundi-circled4Ci sono dei tratti culturali che non riuscirò mai comprendere, e a cui non riuscirò mai a conformarmi poiché non li riconosco come veri e sinceri.

Non ho voglia di fingere.

Non né ho più voglia. Mi basta già di vivere in una società che basa tutto sull’apparenza, e sappiate che secondo me qui in Burundi la situazione non è molto differente.

D’altronde qua Tutto è molto veicolato dall’apparenza. Per esempio se dai un bel vestito a un Africano, l’Africano diviene subito una persona prestigiosa agli occhi degli altri. Ma al contempo se subito dopo glielo togli quel artificiale e artificioso bel vestito, l’Africano ritorna ad essere un nulla, a non essere nessuno agli occhi dell’Io Sociale.

È spaventoso quanto la colonizzazione che molti pensano finita, in realtà non è mai terminata e continua tutt’ora.

Tutto è filtrato dall’esteriore.

D’altronde il mio prestigio proviene dalla mia pelle bianca, non dal mio cuore né dai miei pensieri.

È da diversi mesi che ho cominciato a camminare a piedi, e ogni volta che un Burundese mi vede camminare, è come se fosse turbato poiché un Bianco, come dicono loro, che cammina a piedi è quasi uno scandalo.

Il Bianco che ha inventato macchine e aeroplani, adesso cammina a piedi.

Per loro è inconcepibile.

Probabilmente preferirebbero che andassi a scuola in elicottero, poiché ciò sarebbe più conforme al prestigio del mio colore della pelle.

Prestigio che mi ripugna e mi disgusta.

Prestigio che mi reca una sorta di nausea esistenziale, simile alla dissimulazione tanto reiterata quanto recidiva che i presidenti esprimono nei confronti dei loro popoli, o bene quella stessa permanente bugia che le potenze occidentali condividono con il dominato e schiavo continente africano.

Quando apriremo finalmente i nostri occhi?

Ho paura per l’uomo, ho paura riguardo alla direzione che abbiamo preso.

Ritornando al mio pensiero, dicevo che ho cominciato a camminare.

Camminare mi permette di riposarmi, e di riflettere.

Camminare mi libera, e mi rasserena.

Non riuscirei mai a rinunciare alle mie passeggiate mattutine e pomeridiane.

Perché rinunciare a fare qualcosa che ci fa stare bene?

Specialmente se questo bene, è un bene puro e innocuo che non fa assolutamente male a nessuno.

Non rinuncerò mai a essere me stesso, a condividermi con gli altri tale sono e Mai e poi Mai come lo sguardo sociale vorrebbe che io fossi.

Rifiutarmi significherebbe, rifiutare la vita.

Perché dovrei rifiutare un’opera così miracolosa e misteriosa?

Ho voglia di leggerla, di viverla e di abbracciarla con tutto me stesso.

Ho voglia di assaporarla fino all’ultima goccia.

La vita è un infinito viaggio di condivisione, e se smettessi di conoscermi come potrei condividere?

Che cosa condividerei?

Non prendete nel verso sbagliato questo mio piccolo sfogo.

Amo alla follia ciò che sto facendo qui, ciò che stiamo facendo insieme, e al contempo le persone che mi circondano.

Mi sento bene qui, tranquillo e oserei dire che tendo verso la serenità, ma allo stesso tempo non posso impedire ai miei occhi di vedere e di riflettere su certi aspetti che mi fanno male.

Che mi fanno soffrire.

In fin dei conti che cos’è la Vita, se non che una perpetua altalena di gioie e di sofferenze?

Detto questo, ultimamente ho conosciuto altri missionari italiani che vivono e lavorano qua in Burundi.

È quasi tre mesi pieni che condividiamo tante esperienze e tante situazioni insieme._DSC0456

Ne sono così gioioso poiché considero essenziale, in questo tipo di realtà che ti penetra dentro prendendoti tutto, la presenza di altri bianchi con i quali possa condividere gioie e sofferenze.

Gioie e sofferenze, che loro possono comprendere subito poiché essi in primis le provano sulla loro pelle giorno dopo giorno.

L’incontro, che sovente diviene uno scontro inevitabile, culturale è un viaggio complesso e al contempo mai veramente finito.

Non avrei mai immaginato di essere così sollevato, condividendo del tempo con altri Bianchi.

Mi fa sorridere che io stesso inizio, come loro, a parlare di bianchi e di neri.

Come se tutto fosse filtrato dal colore della pelle.

D’altronde è veritiero il fatto che la conoscenza e l’incontro con altri bianchi come me, mi ha molto rasserenato e aiutato.

Non mi sarei mai immaginato che l’Africa potesse divenire un viaggio così duro e complesso.

Al contempo un viaggio così fascinoso e meraviglioso.

Viaggio che non ho mai percepito prima, e che in una certa maniera avevo sempre sognato.

È per questa ragione che ci tengo a dire ad alta voce, che in questo preciso momento della mia vita non vorrei assolutamente essere in un’altra terra.

È qui in Burundi, che voglio essere ed è qui in Burundi che effettivamente sono.

Sono felice, poiché tutto ciò che mi circonda mi avvolge enormemente e mi dà tanta forza.

Questa realtà mi dà tanta voglia di vivere, e di esplorare la vita.

In più volevo condividere con voi, il fatto che il mio migliore amico vorrebbe raggiungermi qui in Burundi nel mese di Aprile, ovvero dal 30 di Marzo al 30 di Aprile, per stare qui con me e con i nostri cari amici appunto un mese intero.

Si chiama Michele, e studia Fotografia da due anni all’Accademia privata di Firenze.

In realtà io gli ho così tanto parlato della realtà Pigmea, che lui vorrebbe venire qui per portare avanti un progetto fotografico appunto su di loro.

Penso che sia un’idea profondamente favolosa, poiché un progetto fotografico preciso sui Pigmei potrebbe essere una grande opera di sensibilizzazione collettiva, e dunque potrebbe amplificare gli orizzonti dell’Associazione Urukundo e al contempo quelli della congregazione.

A Michele piacerebbe comparare le due principali realtà Pigmee del Burundi, ovvero la realtà del collegio composta da ragazzi istruiti o bene che tendono verso l’istruzione, e quella dei villaggi che per tanti tratti è ancora una realtà tribale ma al contempo profondamente interessante e pura.

La realtà dei villaggi, la quale predomina poiché come ben sapete la povertà è estrema e d’altronde il collegio non può ospitare che un numero limitato ma già significativo di studenti.

Naturalmente si potrebbero fare delle foto anche su gli altri progetti che l’associazione porta avanti con la congregazione. Una volta tornato in Italia, potrebbe pubblicizzare e divulgare il progetto fotografico proprio tramite l’Associazione.

Pensare di condividere un mese con colui che considero veramente come mio fratello, mi riempie totalmente di gioia.

Sarebbe un sogno ritrovarlo qui in Burundi, a due passi da me.

È da tanto che pensiamo di condividere un viaggio insieme, e mi sembra sempre di più che il nostro momento sia finalmente arrivato.

Che sogno che i miei occhi finalmente intravedono.

Voi che cosa ne pensate?

Vi abbraccio come se fossimo due passi gli uni dagli altri.

Uniti per sempre verso un sorriso condiviso di vita.

Buon cammino.

Nicola

 

Per rimanere in contatto con Nicola:
FB: Nicola Canestrari
EMAIL: leggebavaglio@hotmail.it
SKYPE: wonderfulnothing

 

Per sostenere Nicola (nei vari modi possibili):
FB: Anna Lisa Landini
EMAIL: anna.lisa.landini@hotmail.it
CELL: 3479617296

 

 

Cari ragazzi/ragazze, come state?

È da un pochino che non vi scrivo, e me ne dispiaccio alquanto.

Questi ultimi due mesi, sono stati mesi molto particolari.

È quasi sette mesi che sono qua, e inizio sempre di più a percepire e a comprendere meccanismi che mi affascinano, ma che al contempo mi fanno molto riflettere e a volte anche soffrire.

Ci sono dei tratti culturali che non riuscirò mai comprendere, e a cui non riuscirò mai a conformarmi poiché non li riconosco come veri e sinceri.

Non ho voglia di fingere.

Non né ho più voglia. Mi basta già di vivere in una società che basa tutto sull’apparenza, e sappiate che secondo me qui in Burundi la situazione non è molto differente.

D’altronde qua Tutto è molto veicolato dall’apparenza. Per esempio se dai un bel vestito a un Africano, l’Africano diviene subito una persona prestigiosa agli occhi degli altri. Ma al contempo se subito dopo glielo togli quel artificiale e artificioso bel vestito, l’Africano ritorna ad essere un nulla, a non essere nessuno agli occhi dell’Io Sociale.

È spaventoso quanto la colonizzazione che molti pensano finita, in realtà non è mai terminata e continua tutt’ora.

Tutto è filtrato dall’esteriore.

D’altronde il mio prestigio proviene dalla mia pelle bianca, non dal mio cuore né dai miei pensieri.

È da diversi mesi che ho cominciato a camminare a piedi, e ogni volta che un Burundese mi vede camminare, è come se fosse turbato poiché un Bianco, come dicono loro, che cammina a piedi è quasi uno scandalo.

Il Bianco che ha inventato macchine e aeroplani, adesso cammina a piedi.

Per loro è inconcepibile.

Probabilmente preferirebbero che andassi a scuola in elicottero, poiché ciò sarebbe più conforme al prestigio del mio colore della pelle.

Prestigio che mi ripugna e mi disgusta.

Prestigio che mi reca una sorta di nausea esistenziale, simile alla dissimulazione tanto reiterata quanto recidiva che i presidenti esprimono nei confronti dei loro popoli, o bene quella stessa permanente bugia che le potenze occidentali condividono con il dominato e schiavo continente africano.

Quando apriremo finalmente i nostri occhi?

Ho paura per l’uomo, ho paura riguardo alla direzione che abbiamo preso.

Ritornando al mio pensiero, dicevo che ho cominciato a camminare.

Camminare mi permette di riposarmi, e di riflettere.

Camminare mi libera, e mi rasserena.

Non riuscirei mai a rinunciare alle mie passeggiate mattutine e pomeridiane.

Perché rinunciare a fare qualcosa che ci fa stare bene?

Specialmente se questo bene, è un bene puro e innocuo che non fa assolutamente male a nessuno.

Non rinuncerò mai a essere me stesso, a condividermi con gli altri tale sono e Mai e poi Mai come lo sguardo sociale vorrebbe che io fossi.

Rifiutarmi significherebbe, rifiutare la vita.

Perché dovrei rifiutare un’opera così miracolosa e misteriosa?

Ho voglia di leggerla, di viverla e di abbracciarla con tutto me stesso.

Ho voglia di assaporarla fino all’ultima goccia.

La vita è un infinito viaggio di condivisione, e se smettessi di conoscermi come potrei condividere?

Che cosa condividerei?

Non prendete nel verso sbagliato questo mio piccolo sfogo.

Amo alla follia ciò che sto facendo qui, ciò che stiamo facendo insieme, e al contempo le persone che mi circondano.

Mi sento bene qui, tranquillo e oserei dire che tendo verso la serenità, ma allo stesso tempo non posso impedire ai miei occhi di vedere e di riflettere su certi aspetti che mi fanno male.

Che mi fanno soffrire.

In fin dei conti che cos’è la Vita, se non che una perpetua altalena di gioie e di sofferenze?

Detto questo, ultimamente ho conosciuto altri missionari italiani che vivono e lavorano qua in Burundi.

È quasi tre mesi pieni che condividiamo tante esperienze e tante situazioni insieme.

Ne sono così gioioso poiché considero essenziale, in questo tipo di realtà che ti penetra dentro prendendoti tutto, la presenza di altri bianchi con i quali possa condividere gioie e sofferenze.

Gioie e sofferenze, che loro possono comprendere subito poiché essi in primis le provano sulla loro pelle giorno dopo giorno.

L’incontro, che sovente diviene uno scontro inevitabile, culturale è un viaggio complesso e al contempo mai veramente finito.

Non avrei mai immaginato di essere così sollevato, condividendo del tempo con altri Bianchi.

Mi fa sorridere che io stesso inizio, come loro, a parlare di bianchi e di neri.

Come se tutto fosse filtrato dal colore della pelle.

D’altronde è veritiero il fatto che la conoscenza e l’incontro con altri bianchi come me, mi ha molto rasserenato e aiutato.

Non mi sarei mai immaginato che l’Africa potesse divenire un viaggio così duro e complesso.

Al contempo un viaggio così fascinoso e meraviglioso.

Viaggio che non ho mai percepito prima, e che in una certa maniera avevo sempre sognato.

È per questa ragione che ci tengo a dire ad alta voce, che in questo preciso momento della mia vita non vorrei assolutamente essere in un’altra terra.

È qui in Burundi, che voglio essere ed è qui in Burundi che effettivamente sono.

Sono felice, poiché tutto ciò che mi circonda mi avvolge enormemente e mi dà tanta forza.

Questa realtà mi dà tanta voglia di vivere, e di esplorare la vita.

In più volevo condividere con voi, il fatto che il mio migliore amico vorrebbe raggiungermi qui in Burundi nel mese di Aprile, ovvero dal 30 di Marzo al 30 di Aprile, per stare qui con me e con i nostri cari amici appunto un mese intero.

Si chiama Michele, e studia Fotografia da due anni all’Accademia privata di Firenze.

In realtà io gli ho così tanto parlato della realtà Pigmea, che lui vorrebbe venire qui per portare avanti un progetto fotografico appunto su di loro.

Penso che sia un’idea profondamente favolosa, poiché un progetto fotografico preciso sui Pigmei potrebbe essere una grande opera di sensibilizzazione collettiva, e dunque potrebbe amplificare gli orizzonti dell’Associazione Urukundo e al contempo quelli della congregazione.

A Michele piacerebbe comparare le due principali realtà Pigmee del Burundi, ovvero la realtà del collegio composta da ragazzi istruiti o bene che tendono verso l’istruzione, e quella dei villaggi che per tanti tratti è ancora una realtà tribale ma al contempo profondamente interessante e pura.

La realtà dei villaggi, la quale predomina poiché come ben sapete la povertà è estrema e d’altronde il collegio non può ospitare che un numero limitato ma già significativo di studenti.

Naturalmente si potrebbero fare delle foto anche su gli altri progetti che l’associazione porta avanti con la congregazione. Una volta tornato in Italia, potrebbe pubblicizzare e divulgare il progetto fotografico proprio tramite l’Associazione.

Pensare di condividere un mese con colui che considero veramente come mio fratello, mi riempie totalmente di gioia.

Sarebbe un sogno ritrovarlo qui in Burundi, a due passi da me.

È da tanto che pensiamo di condividere un viaggio insieme, e mi sembra sempre di più che il nostro momento sia finalmente arrivato.

Che sogno che i miei occhi finalmente intravedono.

Voi che cosa ne pensate?

Vi abbraccio come se fossimo due passi gli uni dagli altri.

Uniti per sempre verso un sorriso condiviso di vita.

Buon cammino.

Nicola

Per rimanere in contatto con Nicola:
FB: Nicola Canestrari
EMAIL: leggebavaglio@hotmail.it
SKYPE: wonderfulnothing

Per sostenere Nicola (nei vari modi possibili):
FB: Anna Lisa Landini
EMAIL: anna.lisa.landini@hotmail.it
CELL: 3479617296

Pubblicato in Lettere dall'Africa, Lettere dalla missione