Non sanno neanche quando mangeranno la prossima volta, ma sono così continuamente pervasi da una gioia mai finita – Nicola Canestrari

La ventesima “Lettere dalla missione” è la seconda di Nicola, volontario Urukundo in Burundi; gùstatela!

Cari ragazzi/ragazze,
spero che stiate tutti bene.

Inizio oggi questa sorta di diario settimanale burundese, in modo tale che ci si possa sentire vicini e uniti anche se siamo così tanto lontani fisicamente. Penso che sarà un modo meraviglioso per farci ancora più comprendere che quando si è sinceramente insieme, non importa quanti chilometri o quanti anni ci separano proprio perché si è uniti con il pensiero e con il cuore. Lo stesso cuore amoroso che trascende e che unisce tutto.

Detto questo, cercherò di farvi capire che cosa provo e cosa succede qua in Burundi, settimana dopo settimana in modo tale che anch’io possa riguardarmi e riguardare ciò che mi circonda da un’altra prospettiva. Penso che sarà un diario molto molto interessante anche per me poiché mi permetterà di capire e di comprendermi meglio e più a fondo.

Sono qua da un _DSC0456mese e mezzo, e il tempo sembra che sia veramente volato. Mi sembra ieri che prendevo l’aereo da Roma, e mi sembra altrettanto ieri che ridevo felicemente con Simone e gli altri ragazzi italiani. È stato bellissimo condividere il primo mese di viaggio con gli altri ragazzi. Erano tutti meravigliosi e non mi scorderò mai questo nostro primo cammino condiviso. In più penso che sia stato profondamente importante che loro fossero là, vicino e con me, dal momento che il Burundi come d’altronde penso tutta l’Africa è una realtà infinitamente differente dalla nostra, e inizialmente anche molto pesante d’affrontare. Quando in Italia mi dicevate che non ci si prepara mai abbastanza per l’Africa non riuscivo a comprendere a fondo il significato di quelle parole, pur cercando di immaginarle, ma adesso mi è profondamente chiaro il senso di quel pensiero. È tutto così diverso e direi in una certa maniera strano ritrovarsi così da un giorno all’altro in questa realtà, che posso profondamente comprendere il senso di alienazione e diciamo di buon smarrimento che si prova all’inizio. Un mosaico di colori, di odori e di esseri umani così nuovi pervadono giorno dopo giorno la realtà quotidiana burundese. Se penso soltanto a quei tanti bambini che trovi ovunque per la strada già pronti a fare piccoli lavoretti o bene vedere mille persone in bicicletta che trasportano pesi inconcepibili per il pensiero di un essere umano occidentale, o bene quel traffico caotico per le strade dove sembra che colui che sorpassa e che suona di più il clacson è l’autista esperto per eccellenza. Tutto questo flusso di estrema novità e di radicale diversità è abbastanza complesso e pesante da reggere sulle proprie spalle all’inizio, anche se al contempo è profondamente affascinante e divertente. In ogni caso è stato un dono così tanto dolce quanto protettivo poter condividere con gli altri ragazzi italiani questa pesantezza, questo fascino, questo divertimento, questo sincero sorriso che più caratterizzano il popolo Burundese.

Nel mese condiviso con gli altri, abbiamo visitato diversi villaggi pigmei, guardando e monitorando come procedevano i lavori di costruzione e come proseguiva il progetto delle carte d’identità. Durante l’ultima settimana degli altri ragazzi, siamo andati per tre giorni di seguito in un villaggio pigmeo, vicinissimo alla congregazione, e gli abbiamo aiutati concretamente nel lavoro di costruzione della casa. È stata un’esperienza molto molto bella perché ci siamo finalmente avvicinati alla cultura pigmea, restando per ore e ore a stretto contatto con loro. Penso che sarebbe un’esperienza molto affascinante da poter consigliare a tutti coloro che partiranno in futuro, in modo tale che ci si possa veramente sentire parte integrante del tutto. Una parte molto significativa, desiderosa di immergersi nella realtà burundese più profonda. Bisognerebbe fermarsi anni e anni per descrivere a fondo la cultura dei Pigmei, e quindi l’impatto che ha creato dentro ognuno di noi. Un oceano di parole non basterebbero neanche a far intravedere la gioia pura che li pervade quando ci vedono. Il loro sorriso è così tanto naturale e vero, che sinceramente ancora tutt’ora non riesco a capacitarmi di come possano perseverare nel sorriso e nell’ottimismo. Mi piace menzionare il pensiero di uno dei fratelli della congregazione, precisamente è il fratello Gilbert. Lui, con pochissime parole, penso che abbia toccato a fondo l’essenza dei nostri cari amici Pigmei. Un giorno mi disse: “Sai, loro non hanno assolutamente niente, non sanno neanche quando mangeranno la prossima volta, ma sono così continuamente pervasi da una gioia mai finita”. Penso che queste semplici parole siano molto più esplicative e rappresentative di mille discorsi e di mille bla-bla-bla. Potremmo infatti iniziare a fare tante di quelle disquisizioni morali, dicendo e dicendoci come possa essere possibile che ci sia tanto di quel superfluo e tanto di quello spreco in Occidente quando qua un essere umano su due si va a cercare il pane quotidiano giorno per giorno, non essendo neanche sicuro di trovarlo ma conservando sempre quel sorriso di fondo. Potremmo chiederci, come d’altronde io mi sono chiesto e continuo a chiedermi, come possa essere possibile che la mia famiglia per farmi studiare all’università tre anni abbia speso la stessa cifra che permetterebbe qua di donare 8 case a otto famiglie pigmee che altrimenti vivono in capanne, giorno dopo giorno non sapendo neanche quanto possano realmente continuare a sopravvivere. Potremmo andare avanti con questi pensieri e con questi discorsi all’infinito, ma a che cosa servirebbe?? Si tratta di un ribaltamento, o meglio dire di uno sconvolgimento sociale che purtroppo ci porta funestamente a vedere come essenziali cose e beni che non lo sono affatto, e che causano giorno dopo giorno come effetto collaterale la povertà e la più estrema miseria nell’altra parte del mondo. Parte che purtroppo è stata dimenticata e accantonata da tanti, da troppi. Comunque oltrepassando questi pensieri nostalgici e melancolici, e forse a volte anche pesanti da ascoltare e leggere, sulla cecità emotiva dell’uomo contemporaneo ritorniamo alla realtà burundese che di sicuro non manca di emozioni e di sorrisi. La congregazione è veramente adorabile. A partire dai novizi, meravigliosi e pieni di passione e di dedizione, per passare ai fratelli e per finire con i sacerdoti. Sono tutti così in gamba. Il padre superiore, Padre Zenon è una persona fantastica piena di tatto, di umorismo e voglia di fare. Sono meravigliosamente sorpreso dal momento che non mi aspettavo un’accoglienza così calda e calorosa. Si stannBurundi-circled4o prendendo cura di me come se fossi il loro bambino, e io d’altronde ne sono così contento e gioioso. In verità amano tutti voi, tutti i visitatori che sono venuti qua e molto spesso parliamo di Voi. Hanno sempre sulle labbra i nomi di Nicoletta, Anna Lisa, Davide, Luca e Margherita. Sembra proprio che siano pazzamente innamorati di loro. I lori nomi sono sempre accompagnati da un dolce e lungo sorriso, e allo stesso tempo da un piccolo velo di nostalgia dal momento che vorrebbero che loro ritornassero.

Personalmente da quando tutti gli altri sono partiti, sto recuperando sempre più profondamente la mia libertà interiore. Soprattutto nei piccoli gesti che apparentemente sembrano banali, ma che sono così tanto pieni di senso e di gioia per me. Mi sento rinascere giorno dopo giorno, nelle passeggiate che faccio, nei libri che leggo e nelle belle e sincere conversazioni che intraprendo mano nella mano con i fratelli della congregazione. Mi sento felice e finalmente libero. Per contro, per quanto concerne le messe sono vere e proprie grandi celebrazioni e feste collettive che raccolgono e riuniscono tutti, dai più grandi a più piccolini piccolini. Ho trovato un’energia armoniosa incredibile, un’energia che non ho mai visto prima. È meraviglioso come dalla semplicità possa nascere un forza musicale e emotiva che cammina insieme come se fosse una grande e vasta famiglia sorridente. È sostanzialmente questo ciò che provo e ciò che vedo quando vado alla messa. Infine, per quanto riguarda le attività, sto aspettando impazientemente il rientro scolastico che sarà il 15 di settembre. Per quella data mi sposterò alla casa Cometa, con i seminaristi, e seguirò tutti i pomeriggi dal lunedì alla domenica il sostegno scolastico con i ragazzi. Il sostegno si svolgerà nel seguente modo, ci saranno due sessioni da due ore intervallate da una pausa di un’ora. Quindi la prima sessione comincerà alle 15 fino alle 17. La seconda dalle 18 alle 20. Per contro il sabato pomeriggio faremo attività sportiva. Non vedo veramente l’ora d’iniziare. Sono troppo gioioso, e il solo pensiero del rientro scolastico mi fa dolcemente commuovere dall’emozione. Invece tutte le mattine ho trovato, sempre grazie all’aiuto dell’adorabile congregazione, la possibilità di lavorare come assistente in una scuola dell’infanzia privata delle suore che hanno appunto la scuola materna e la scuola primaria (che rappresenta più o meno le nostre elementari e medie). Ho già iniziato da una settimana ad andare a scuola. I professori mi fanno girare di classe in classe, facendomi seguire tutte le lezioni e regalandomi l’opportunità di tenere delle lezioni di inglese e di francese. Invece il venerdì mattina, a partire dalla prima settimana di ottobre, mi faranno fare un corso di italiano nelle scuola dell’inter-noviziato che raccoglie i novizi, futuri sacerdoti e future suore.  Non saprei neanche come poter esprimere la gioia che mi pervade. Per me è come se fosse un sogno che finalmente realizzo, e che finalmente riesco in una maniera chiara e lucida a vedere e a toccare. Spero tanto di poter continuare ancora a lungo a riposare con me stesso, coccolato e accarezzato nelle braccia di questo tenero sogno. Ringrazio tutti voi, per avermi regalato la possibilità di sognare a occhi aperti. Vi dico alla prossima settimana, e vi auguro e un buon e dolce continuo.

Luce e Amore per tutti voi e per i vostri cammini.
Nicola  

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