La ingiustizia dell’altro non può farmi ingiusto – P. Gabriele Perfetti

Undicesimo appuntamento della nuova rubrica del CMD; ancora una lettera del prolifico Padre Gabriele Perfetti, missionario comboniano in Colombia.

Tornare da voi è sempre bello e gioisco di intravvedere le vostre lotte per essere coerenti con lo stile del vangelo…

È il mistero della vita che si nutre di vita non solo biologicamente, ma anche spiritualmente.
Paty è una principessa della strada, 35 anni. Mentre racconta mi sento trasportato dalla curiosità, poi perplessità…paura di perdermi in questo labirinto dove ogni porta che apre ti immette in una stanza di sofferenza e di dolore.
Se sei pronto ti porto con me in questi meandri della storia di Paty:..Le sue lacrime, le ingiustizie subite, il disprezzo e la disumanità che si è abbattuta su di lei ci faranno più umani.
“La mamma mi ha abbandonata da bambina e sono cresciuta con i nonni.
Lo zio materno ha abusato di me dai tre agli otto anni.P1000299
In una delle sue rare visite la mamma mi ha rotto la bocca quando gli ho detto che lo zio mi violentava.
Abbandonai la casa e la strada mi ha offerto un compagno…dapprima mi induce a drogarmi e poi a prostituirmi…devo procurargli i soldi per la droga”.
L’attesa e poi la nascita di un bimbo la fa sperare che la sua vita cambierà.
La pressione e le minacce del compagno la ributtano in strada.
Seguono tre aborti perché lui è sempre più crudele ed esigente e non può permettergli di astenersi dal “lavoro” per la maternità…..si sente schiava.
Riesce a fuggire con il piccolo. Incontra un uomo che le promette protezione e amore…si sposa.
Nel suo via crucis sembrerebbe il gesto della Veronica che asciuga il volto…però dura solo un istante…perché questa speranza di essere capita e amata crolla. Il marito le ricorda che è una puttana e lo sarà sempre. Lo scherno e il vilipendio raggiungono il suo apice quando lui la immobilizza legandogli i polsi e le caviglie…poi invita gli amici alla festa….possono divertirsi è tutto gratis.
Ricomincia la via dolorosa: di nuovo obbligata a scendere in strada.
Paty è umiliata, disprezzata, picchiata…ma il grido di dolore è per il figlio non per lei…”perché suo marito ha abusato del figlio di sette anni…che necessità aveva se con me ha fatto tutto quello che voleva, quando voleva e come voleva….perché mio figlio”?
Tornato a casa rigiro quel grido di dolore aColombial Padre Dio…perché? A Te non importa niente?
Questo silenzio di Dio ci infastidisce…vorremmo scuoterlo, svegliarlo…però Lui non può fare giustizia come la intendiamo noi: dare a ciascuno quello che si merita…la Sua giustizia è dare a ciascuno quello di cui ha bisogno.
Il Padre sta sempre con l’oppresso…di più sta nell’oppresso però non per dargli la rivincita sopra l’oppressore.
La ingiustizia dell’altro non può farmi ingiusto…non può portarmi a compiere le stesse crudeltà con la giustificazione che è per fare giustizia.
Dio vuole il bene, unicamente il bene, ci crea per il bene e la felicità.
Ci invita a collaborare con Lui in questo lavoro di amore e giustizia….di non arrenderci…ci invita a vivere con giustizia prima di voler fare giustizia. L’imperfezione, il conflitto, il male….ci accompagneranno sempre come un’ombra…però sentiremo che vale la pena questa avventura della Vita solidaria.

Un abbraccio che non ci fa più sentire soli…Gabriele

Pubblicato in Lettere dal Sudmerica, Lettere dalla missione