#CoronaVirus – AIUTIAMO I NOSTRI MISSIONARI!

Il CoronaVirus non ha confini! E’ arrivato anche nelle terre più povere del mondo!

Dopo aver sentito i missionari presenti nelle diverse terre di missione e appresa la loro difficoltà a combattere questa emergenza sanitaria che è giunta appunto anche in diversi Paesi dell’Africa, dell’America Latina e dell’Asia come Centro Missionario della Diocesi di Fano Fossombrone Cagli Pergola abbiamo deciso di aprire una RACCOLTA FONDI  per sostenere il lavoro emergenziale dei nostri missionari e missionarie nel mondo!

AIUTIAMO I NOSTRI MISSIONARI !

Dona a:
Diocesi di Fano Fossombrone Cagli Pergola – Centro Missionario Diocesano
IBAN IT20U0851968550000000000984
Causale: EMERGENZA COVID19

Parlando con loro emerge infatti che la questione Coronavirus sta diventando molto problematica. Se per l’Italia e per l’Europa il Coronavirus è un’emergenza, in terra d’Africa e negli altri Paesi può diventare un vero disastro, date le precarie condizioni igieniche e l’assenza di un sistema sanitario efficiente ed efficace.

Al momento grazie contributo della nostra Diocesi, di Caritas Diocesana, del vescovo Armando e di diversi soggetti privati sono stati raccolti €4.550.
Abbiamo provveduto a destinare €500 al fondo di solidarietà istituito dal Papa.
Nel corso di questi mesi, inoltre abbiamo così sostenuto le diverse realtà missionarie amiche:
– 500€ a padre Renato Saudelli missionario in Etiopia originario di Orciano di Pesaro;
– 500€ a suor Daniela Alborghetti missionaria in Tanzania, conosciuta da molti per il suo servizio prestato alla casa di riposo di Mondavio per diversi anni;
– 500€ a suor Elisa Lazzari, missionaria Saveriana in Congo;
– 500€ a padre Diego Pelizzari, missionario Saveriano in Brasile;
– 500€ a padre Cassiano Kalima, missionario in Mozambico.

Proseguiremo il nostro lavoro di sostegno ai missionari cercando di aiutare ancora quanti si trovano in difficoltà in base alle richieste che perverranno.

Riportiamo di seguito le notizie che ci giungono:

Padre Renato Saudelli, missionario della Consolata, originario di Orciano di Pesaro, ci ha detto che molte persone si trovano in difficoltà in Etiopia, ugualmente padre Serge missionario Saveriano in Camerun ci ha raccontato come, limitare gli spostamenti delle persone che vivono alla giornata, vuol dire portarli alla fame e alla morte.
Anche in Burundi la situazione inizia ad essere abbastanza problematica. “I dati sui contagi e i morti forniti dal Governo e da altre fonti sono molto discordanti – ci raccontano i missionari della congregazione degli Apostoli del Buon Pastore e Regina del Cenacolo – perché ci nascondono le notizie relative a questa situazione emergenziale ? Questo lunedì, (27 aprile ndr.) – proseguono – parte la campagna elettorale per le nuove elezioni politiche. Dov’è sta la verità ?. Uniti nella preghiera“.

Suor Daniela Alborghetti, dalla Tanzania, ci ha comunicato la sua preoccupazione per l’evolversi della pandemia, la situazione più critica è a Dar Es Salamm. Inoltre ci ha reso noto del lavoro di informazione e di prevenzione sanitaria che come comunità di missionarie stanno mettendo in atto, nella loro missione nella regione di Mwanza, fin dall’inizio dell’emergenza.
Qui a Mwanza abbiamo solo tre casi confermati – ci aggiorna suor Daniela. Prosegue –  ovviamente un lockdown sarebbe davvero critico e la gente rischierebbe di morire di fame prima che per il coronavirus! Noi abbiamo dovuto sospendere tutte le attività di evangelizzazione, ma stiamo cercando di continuare ad aiutare la gente attraverso l’educazione sanitaria e la produzione di mascherine, che ovviamente per la gente comune sono attualmente introvabili.

Sempre dalla Tanzania ci giungono nuove brutte notizie: aumentano i morti e il governo nazionale sta cercando di non comunicare i dati ufficiali di questa emergenza anzi tranquillizza la popolazione dicendo che questa pandemia  è solo una punizione divina invitando quindi i fedeli a pregare.
In questa situazione precaria e confusa, inoltre sempre fonti governative parlano anche di un presunto medicinale prodotto da una casa farmaceutica di un altro Paese africano che cura e previene la diffusione del coronavirus. Queste due notizie stanno portando la gente del Paese a diminuire  il livello di prevenzione e attenzione con il conseguente aumento di contagi, malati e morti.
Ci raccontano inoltre – come possiamo leggere anche di seguito nell’articolo della rivista Nigrizia –  che le politiche negazioniste del Presidente tanzaniano impediscono al resto del mondo di conoscere la reale portata della diffusione del coronavirus nel Paese. Intanto, per promuovere il turismo, il Paese ha riaperto i voli internazionali perché afferma John Pombe Magufuli, il Presidente della Tanzania – “La nostra economia viene prima della lotta al Covid-19“.

Ulteriori informazioni, sulla critica situazione in Tanzania, sull’articolo di Nigrizia: clicca qui.

Suor Daniela ci ha inviato questo articolo dicendoci che questa è la loro situazione e che purtroppo non è possibile conoscere realmente lo sviluppo pandemico in Tanzania.

AGGIORNAMENTO OTTOBRE 2020: “Carissimi Marco e amici del CMD, qui in Tanzania sembra non ci siano problemi per quanto riguardo l’aspetto sanitario, mentre dal versante politico il clima è un po’ teso: ad ottobre ci saranno le elezioni presidenziali e la libertà di espressione è molto limitata…
Se si è in linea con l’uscente Presidente e, secondo le previsioni, anche prossimo tutto bene, altrimenti meglio non esprimersi.
Purtroppo soprattutto per quanto riguarda l’informazione c’è ormai una sola voce udibile per cui su tante realtà è difficile avere un quadro reale!
Però continuiamo a cercare di portare la Parola che libera nella speranza che anche la nostra gente possa alzare il capo ed esprimersi liberamente.
Un ricordo nella preghiera e un abbraccio forte!  S.Daniela”

Padre Claudio Brualdi, missionario in Colombia a Bogotà ci ha detto che anche lì sono confinati in casa da una ventina di giorni. Al momento ci sono circa 4 mila contagiati e una ottantina di morti.
Padre Tommaso Robin dall’India ci ha raccontato che la situazione è  critica, ci sono diversi morti più al nord rispetto al sud del Paese. Da diverse settimane stiamo vivendo le restrizioni, l’isolamento e usciamo solo per urgenze.

Anche padre Cassiano Kalima, missionario della Consolata in Mozambico ci aggiorna sulla situazione pandemica.Qui nel centro di spiritualità e missione di Laulane a Maputo abbiamo sospeso tutte le attività di animazione e i ritiri spirituali, anche se i casi sono pochissimi ancora. Sappiamo, il Mozambico non è una eccezione. Il virus è qui. L’incapacità di fare il test è la sfida maggiore. Quindi la gente non ha neanche fiducia nelle cifre che vengono annunciate. In ogni modo, come vedi nella foto, mancano anche i dispositivi base per la salute come come le maschere e cosi dicendo. Stiamo lavorando, con i mezzi che abbiamo per divulgare le misure base di protezione e contenimento”.
In un successivo aggiornamento (17 giugno), padre Cassiano Kalima ci comunica che la situazione inizia a preoccupare di più, i numeri aumentano e si sta andando verso il picco dei contagi. “Inoltre siamo preoccupati  – ci racconta – perchè al nord del Mozambico, nella Diocesi di Pemba ci sono stati attacchi terroristici alle chiese…che ha portato a numerosi cristiani feriti e impauriti. Ci sono state  diverse chiese che sono state attaccate, vandalizzate e bruciate e ci sono molti cristiani rifugiati in altre zone della nazione. Non ci fermeremo nell’avere speranza!”.

AGGIORNAMENTO OTTOBRE 2020: “Buongiorno. Grazie mille. Sì siamo in ottobre missionario. In Mozambico siamo in una confusione. I casi aumentano. I test non ci sono e là dove si possono fare son carissimi. Meno male pian piano i luoghi di culto son riaperti seguendo dei protocolli rigidi sanitari…peró non ci fermiamo. Pian piano portiamo avanti il Vangelo della speranza, chi é quello che la stramaggioranza ha bisogno perche la gente é stanca e col futuro non tanto chiaro. Saluti a tutti! padre Cassiano”

Anche padre Diego Pelizzari, missionario saveriano dal Brasile ci aggiorna “Il primo caso confermato è del 27 febbraio. Ieri (16 aprile ndr) i decessi (ufficiali) erano 2200, positivi mi pare 65 mila. Noi della pastorale indigenista della regione sud ci preoccupiamo soprattutto con i villaggi più a rischio, situati sul confine col Paraguay. Gli Awá Guarani sono i piú vulnerabili essendo costretti a dover uscire dai villaggi per provvedere ai generi alimentari. L’indicazione che diamo è che rimangano isolati in foresta e che lascino entrare solo il personale del Ministero della Sanità ed i volontari che consegnano donazioni di alimenti. Se i Guarani escono sono soggetti al coronavirus – che provocherebbe una strage nei villaggi – se rimangono in foresta muoiono di fame. Noi siamo parte di un coordinamento che mira distribuire un minimo necessario di aiuti alimentari nei villaggi, in modo che l’isolamento sociale sia possibile.”

In Brasile, la situazione è diventa molto preoccupante. I dati aggiornati a maggio sono allarmanti e il rischio è diventato alto per tutti.
Riportiamo la nota – che ci ha inviato padre  Pelizzari – della Conferenza Episcopale dei Vescovi dell’Amazzonia brasiliana del 4 maggio, sulla situazione delle persone e della foresta in questo contesto di emergenza.

Nota Comissão Amazônia – ITA – CLICCA QUI PER LEGGERLA!

I dati ufficiali dei morti in Brasile sono circa 18 mila al 19 maggio, rispetto ai 0 morti dichiarati dalle fonti governati il 13 marzo. La situazione – ci racconta padre Diego Pelizzari – è molto preoccupante ora.

Infine anche padre Gabriel, missionario della Consolata dal Sudafrica ci riferisce com’è la situazione nella sua realtà missionaria. “Il sabato Santo 2020, abbiamo avuto un incontro ecumenico (mantenendo la distanza di un metro tra di noi) convocato dal consigliere della nostra zona. Ci racconta padre Gabriel – il suo motivo era quello di mettere tutte le Chiese del nostro quartiere insieme con l’obbiettivo di raccogliere cibi di base per aiutare i poveri del nostro quartiere in questa situazione emergenziale. La risposta, sia dei pastori e dei fedeli è stata più che generosa. E quindi dal lunedì successivo ci siamo trovati come pastori e sacerdoti a fare i pacchi per famiglie. Nei giorni successivi abbiamo donato oltre 400 pacchi alle famiglie. È veramente bello poter far sorridere qualche bambino, ma ancora più bello è vedere l’unita tra le Chiese davanti a questa pandemia perchè a fare tutti questi pacchi eravamo solo noi pastori e sacerdoti delle Chiese cristiane della zona.”

 

a cura di Marco Gasparini e Michele Montanari

(ultimo aggiornamento: 8 ottobre)

 

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“In Burundi è così!”

Alessia di San Costanzo ed Eleonora hanno vissuto un’esperienza missionaria in Burundi nel mese di settembre scorso, grazie al Centro Missionario Diocesano, nelle realtà sostenute dall’associazione Urukundo onlus di Fossombrone.

LA TESTIMONIANZA DI ALESSIA

SAN COSTANZO – Se chiudo gli occhi è questo che riesco a vedere pensando, al Burundi, a Gitega: movimento, caos, colori.
Questo viaggio mi ha lasciato un insieme di sensazioni che mi frullano per la testa. Rivedo il disordine delle strade sconnesse: biciclette cariche di ogni oggetto possibile e immaginabile, donne che lavorano tenendo con sé il proprio bambino avvolto in quelle stoffe meravigliose, bambini sorridenti che si divertono con il nulla. Ogni volta che io ed Eleonora, la mia compagna di viaggio, salivamo in macchina con padre Zenon, il viaggio diventava una sorta di avventura, uno slalom tra biciclette, persone, animali… ma lui ci diceva: “In Burundi è così!”.

Resta una grande emozione nel ricordare i volti sorridenti di queste persone, ma resta però nel cuore anche una grande tristezza nel pensare a quanto tutta questa gente sia lasciata sola, completamente inascoltata e succube di uno Stato assente, costretta purtroppo a convivere con quella situazione, che sembra ormai essere diventata per loro la normalità. Riguardando le foto a distanza di qualche giorno dal mio ritorno penso a quanto io possa essere stata fortunata ad aver avuto la possibilità di vedere quella realtà con i miei occhi, dal momento che si parte con tutta la voglia e l’entusiasmo di potersi sentire utili di potersi mettere a servizio dell’altro.. Ma la realtà è che quello che questo tipo di esperienze possono lasciare va ben oltre tutto questo. Non dimenticherò quella terra sabbiosa, di un colore così rosso che facevo fatica a lavarla via dei vestiti, che ne rimanevano impregnati: ecco, anche questi 23 giorni in Burundi lasceranno un segno indelebile.

Alessia Cignotti

www.urukundo-onlus.net
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“Tra le tante contraddizioni ci siano anche spazi di speranza”

Il segretario Filippo Bargnesi, “di passaggio” in Sud Africa, ci racconta la realtà che ha visitato e l’incontro con il nostro amico padre Gabriel.

Gabriel Kwedho, keniota e amico da tanti anni del Centro Missionario della Diocesi, negli anni della sua formazione in Italia ha partecipato a diversi campi missionari, ed ora è padre missionario della Consolata a Woodlands (Pieterzmarisburg, SA).

Il Sud Africa è una realtà molto complessa, una strada può dividere un quartiere benestante da una baraccopoli con case di lamiera e fango sommerse dall’immondizia. Entrambe parte della stessa parrocchia. “A volte non sai neanche, quando vengono in parrocchia, se sono parte di una o dell’altra realtà” racconta Gabriel, e continua – “con i parrocchiani stiamo cercando di aiutare la parte più povera del nostro territorio, coloro che vivono nello ‘slum’, oltre la strada. Ogni mercoledì alcune donne preparano un pasto caldo che viene distribuito gratuitamente ai più poveri. Ci siamo anche chiesti come fare per coinvolgerli attivamente in questa giornata, facendo contribuire anche loro con qualcosa. Abbiamo deciso così di donare alcune piantine da orto, che possono coltivare nei loro piccoli spazi tra le baracche, di modo che una volta cresciute possano portare e condividere un po’ della loro verdura”.

Gabriel ci racconta anche come tra le tante contraddizioni ci siano anche spazi di speranza: “è un Paese che ha da raccontare molto anche sull’immigrazione: in Sud Africa arrivano un sacco di immigrati dai Paesi africani limitrofi e anche da India e Asia. L’integrazione non è facile, ma spesso si realizza”.

Infine l’annuncio missionario “la realtà di Chiesa locale è molto complessa: da un lato molte persone sono distanti dalla fede e appartengono ormai a un mondo con uno stile occidentale secolarizzato, dall’altro nel territorio della parrocchia esistono una gran quantità di chiese protestanti, evangeliche, riformate, anglicane… Su questo aspetto l’esperienza che sto’ vivendo è molto interessante e positiva, all’insegna del dialogo ecumenico: per esempio il venerdì santo tutti gli anni facciamo una via Crucis unica per tutte le confessioni cristiane e durante l’anno organizziamo giornate comuni per le famiglie e incontri di preghiera”.

La speranza e l’augurio è di poter continuare questo rapporto di amicizia e sostegno reciproco nella preghiera e in una strada di progettualità missionaria.

Filippo Bargnesi
Segretario CMD Fano

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“Siamo state in Africa…ma da qui la nostra missione continua, vogliamo che continui!”

Maddalena, Veronica, Elisa e Letizia della Diocesi di Fano Fossombrone Cagli Pergola, hanno vissuto nel mese di agosto un’esperienza breve in missione, in Burundi, con l’associazione Urukundo onlus.

Leggiamo la testimonianza di Maddalena, rientrata da pochi giorni….

Ho realizzato il mio grande sogno. Sono stata in Africa, precisamente in Burundi. Non ero da sola, anzi, ho avuto delle ottime compagne di viaggio: Veronica, Elisa e Letizia.
Siamo tornate da pochissimi giorni dopo 25 giorni di permanenza a Gitega, presso la Congregazione del Buon Pastore e della Regina del Cenacolo. Il tempo ci è volato e, inutile dire, che siamo rimaste travolte da ciò che abbiamo visto e sperimentato.
Abbiamo avuto la possibilità di toccare letteralmente con mano i progetti portato avanti da Urukundo Onlus in collaborazione con la Congregazione: il progetto mattone, il progetto capretta, il progetto adozioni, il progetto carta di identità.
Abbiamo trascorso una giornata presso il villaggio di Mabaya, con Padre Francesco, ad aiutare i nostri amici pigmei a costruire una casa: andare a prendere l’acqua, mescolare terra e acqua per formare il fango, che funge da cemento, incastonare bene i mattoni.. E’ stata un’esperienza che ci ha toccato particolarmente, concreta, pratica, che ci ha fatto molto riflettere sulla fatica che affrontano ogni giorno.

Siamo, inoltre, state al villaggio di Mubuga, con padre Achille, nel quale si sta portando avanti un progetto agricolo che consente ai pigmei ivi stanziati di avere del cibo, come manioca, patate, melanzane: ci siamo cimentate tra loro con zappa e acqua per irrigare il terreno.
Abbiamo inoltre comprato 27 caprette che sono state, poi, donate a 81 famiglie, appartenenti ai villaggi di Nibungere e Buga.

Ci siamo immerse nella cultura africana, ci siamo sentite travolte da una realtà molto più che diversa dalla nostra, ci siamo lasciate trasportare da emozioni indescrivibili. Abbiamo fatto incontri che ricorderemo per sempre, abbiamo abbracciato bambini il cui volto è impossibile da dimenticare.
Siamo state accolte come se fossimo di famiglia, in primis dalla Congregazione, ma non da meno sono stati i villaggi in cui siamo state: sia al nostro arrivo, sia al momento dei saluti finali, le donne con il peso dei loro bambini legati alla schiena ballavano per noi, per ringraziarci, per accoglierci. Cantavano, fischiavano, ballavano, battevano le mani.
Lo facevano per noi.
Mi sono divertita a dare un “nome” a questo tipo di amore,accoglienza, a questa solidarietà che ci è stata mostrata in ogni sua sfaccettatura, l’ho chiamato “razzismo al contrario”. Parlo in prima persona, ma penso di poter coinvolgere anche le altre 3 ragazze con cui ho vissuto questa esperienza, dicendo che mai ci siamo sentite così parte di qualcosa, parte di un progetto più grande di noi.

Abbiamo visto tanto. Abbiamo capito tanto. E ora non ci resta che urlare, letteralmente gridare, la gioia che abbiamo immagazzinato in questo mese, la gioia che loro ci hanno trasmesso, una gioia e una carica che non avevamo mai provato.
Siamo state in Africa. Speriamo di tornare in Africa. Ma da qui la nostra missione continua, vogliamo che continui!

Maddalena Buiani

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4 ragazze della Diocesi in partenza per il Burundi!

Maddalena, Veronica, Elisa e Letizia vivranno un’esperienza breve in missione, in Burundi con l’associazione Urukundo onlus.
Partiranno il 2 agosto e rientreranno a fine agosto.

Conosciamole meglio attraverso le parole di Maddalena a pochi giorni dalla partenza…

FANO – Da quando abbiamo deciso di partire ci chiamano “missionarie”, ma chi sono questi “coraggiosi missionari”? Noi siamo quattro semplici e normali ragazze e siamo in procinto di partire, il 2 agosto, alla volta del Burundi, per circa un mese.
Io sono Maddalena ed ho deciso di avventurarmi in questa esperienza insieme alla mia migliore amica, Veronica. Da anni partecipiamo al Campo Missionario Diocesano, abbiamo iniziato 9 anni fa, e siamo cresciute all’interno di questa realtà, fino a diventarne le direttrici nel 2016. Il Centro Missionario Diocesano di Fano è stato il “nido” di questo desiderio, di questo sogno, che insieme all’associazione Urukundo onlus ci ha dato l’opportunità di realizzarlo.
Grazie a questa associazione abbiamo conosciuto altre 2 ragazze di Apecchio, Elisa e Letizia, che partiranno insieme a noi. Cercavano da tempo un’associazione che le permettesse di fare un’esperienza di missione e tramite dei passa-parola hanno scoperto l’associazione Urukundo.

Siamo due coppie di amiche che stanno per iniziare un’esperienza che, dicono, ci cambierà la vita. Siamo 4 ragazze, di Fano e di Apecchio, studentesse e lavoratrici, ma con un sogno comune.

Le 4 giovani all’ultimo Campo Missionario Diocesano, dal segretario Filippo, hanno ricevuto il mandato missionario.

La domanda che ci viene posta più frequentemente è: “Cosa farete là?”.
Urukundo onlus in Burundi sta portando avanti vari progetti: il progetto Carta d’Identità, il progetto Mattone, il progetto Capretta, il progetto Adozioni… andremo quindi a vedere l’andamento di questi progetti, a conoscere le varie realtà, a conoscere persone. Se, però, mi chiedete che cosa significa veramente tutto questo, io non lo so. Siamo pronte a conoscere nuove persone, nuove culture, siamo pronte alla scoperta del diverso e del prossimo, in un modo tutto magico che solo l’Africa sa offrire.
Ci viene sempre detto che non andremo lì a salvare il mondo, io penso che semplicemente cercheremo di abbattere delle piccole barriere nella nostra quotidianità.
Siamo super cariche e non vediamo l’ora di partire!

Maddalena Buiani

www.urukundo-onlus.net
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“Come è bello vederli animati ed allegri anche quando alla sera non hanno un piatto da condividere”

Padre Leonello, missionario originario della nostra Diocesi, ora in Mozambico, ci ha inviato notizie a seguito del recente ciclone che ha devastato parte del Paese.

Carissimo Marco, solo ora, dopo una settimana di riposo a Tete, rispondo alla tua richiesta inviatami per avere notizie sul ciclone che ha distrutto la città di Tete e la maggior parte della regione.

Avrai avuto altre notizie e quindi ti dico qualche cosa tanto sul ciclone e su quanto stiamo facendo per aiutare quelli che più ne hanno sofferto le conseguenze.

Il 14 di marzo, giovedì, dal mattino il cielo si è fatto scuro ed un vento sempre più forte ci ha aggrediti obbligandoci a chiudere le finestre della casa, ricorrendo a fili di ferro per evitare che le aprisse, verso mezzanotte sembrava diminuire la forza del vento e pensavamo che lo spavento fosse finito. Purtroppo passato l’occhio del ciclone è aumento di nuovo la forza del vento ed abbiamo cominciato a sentire i colpi di tegole ed eternit sulla nostra casa e in meno di mezzora la pioggia ha inondato il primo piano ed a scendere dalle scale per il piano terra, inondando tutta la casa. Dandoci da fare siamo riuscito a salvare 4 stanze del piano terra e salvare qualche cosa. Solo dopo 12 giorni abbiamo rivisto l’energia elettrica, niente internet, niente telefono nulla di nulla per collegarci al mondo mozambicano e globale. Da una settimana sono a Tete ma non è tornata la normalità. Le case della città sono scoperte al 95%, case distrutte, solo due chiese sono rimaste col tetto, le altre o distrutte totalmente  o scoperte. Così si dica delle scuole, edifici pubblici, ospedali , case vecchie e nuove della città.

Perché sono ancora a Tete? ho avuto, penso uno sbalzo di pressione, ho perso molto sangue dal naso, ma sono riuscito  a ricuperare. Arrivato il padre Provinciale da Maputo ed ha presieduto la celebrazione della settimana Santa ed io sono stato obbligato a restare a casa la Domenica delle Palme, poi ho vissuto regolarmente la Pasqua con la Comunità parrocchiale che nella sofferenza della Quaresima ha vissuto la S. Pasqua con fede e ringraziamento al Signore. Il prossimo lunedì tornerò a Beira ma il 27 partirò per l’Italia per ferie e vedere se il Signore mi darà altro tempo per vivere  con questa famiglia a cui ora mi sento più unito. Spero che tutto vada bene e possa tornare e fare qualcosa per ricominciare una nuova vita piena di Speranza e di coraggio. Tante buone persone ci stanno aiutando e pensiamo con tali aiuti aiutarli ora e dopo nella ricostruzione delle loro casette.I miei compagni stanno aiutando con Kit di alimenti, di Igiene,ecc. cominciando dagli anziani, ammalati, orfani e vedove. Abbiamo dato una grande allegria ai bambini con un Kit di materiale scolare ed una borsa per mettere i pochi libri di cui usufruiscono.

Mi pare di avervi riassunto quello che stiamo vivendo e quanto sia grande la sofferenza dei più poveri, in particolare, ma come è bello vederli animati ed allegri anche quando alla sera non hanno un piatto da condividere. Sono Coraggiosi!


Dal 28 maggio sarò a casa di mia nipote a S. Michele al Fiume e potrete trovarmi se ancora posso esservi utile per il bene della nostra gente e di questa nostra gente mozambicana. Pregate per noi,

06 Maggio 2019
padre Leonello Betti

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