#CoronaVirus – AIUTIAMO I NOSTRI MISSIONARI!

Il CoronaVirus non ha confini! E’ arrivato anche nelle terre più povere del mondo!

Dopo aver sentito i missionari presenti nelle diverse terre di missione e appresa la loro difficoltà a combattere questa emergenza sanitaria che è giunta appunto anche in diversi Paesi dell’Africa, dell’America Latina e dell’Asia come Centro Missionario della Diocesi di Fano Fossombrone Cagli Pergola abbiamo deciso di aprire una RACCOLTA FONDI  per sostenere il lavoro emergenziale dei nostri missionari e missionarie nel mondo!

AIUTIAMO I NOSTRI MISSIONARI !

Dona a:
Diocesi di Fano Fossombrone Cagli Pergola – Centro Missionario Diocesano
IBAN IT20U0851968550000000000984
Causale: EMERGENZA COVID19

Parlando con loro emerge infatti che la questione Coronavirus sta diventando molto problematica. Se per l’Italia e per l’Europa il Coronavirus è un’emergenza, in terra d’Africa e negli altri Paesi può diventare un vero disastro, date le precarie condizioni igieniche e l’assenza di un sistema sanitario efficiente ed efficace.
Quello che raccoglieranno verrà immediatamente consegnato alle nostre realtà missionarie.

Al momento grazie contributo della nostra Diocesi, di Caritas Diocesana, del nostro vescovo Armando e di diversi soggetti privati sono stati raccolti €4000.
Abbiamo provveduto a destinare €500 al fondo di solidarietà per l’Emergenza CoronaVirus istituito dal Papa.
Altri €500 sono stati versati a padre Renato Saudelli (missionario in Etiopia originario di Orciano di Pesaro) e €500 a suor Daniela Alborghetti missionaria in Tanzania, conosciuta da molti per il suo servizio prestato alla casa di riposo di Mondavio per diversi anni.

Proseguiremo il nostro lavoro di sostegno ai missionari cercando di aiutare, già nelle prossime settimane, quanti si trovano in difficoltà in base alle richieste che perverranno.

Riportiamo di seguito le notizie che ci giungono:

Padre Renato Saudelli, missionario della Consolata, originario di Orciano di Pesaro, ci ha detto che molte persone si trovano in difficoltà in Etiopia, ugualmente padre Serge missionario Saveriano in Camerun ci ha raccontato come, limitare gli spostamenti delle persone che vivono alla giornata, vuol dire portarli alla fame e alla morte.
Anche in Burundi la situazione inizia ad essere abbastanza problematica. “I dati sui contagi e i morti forniti dal Governo e da altre fonti sono molto discordanti – ci raccontano i missionari della congregazione degli Apostoli del Buon Pastore e Regina del Cenacolo – perché ci nascondono le notizie relative a questa situazione emergenziale ? Questo lunedì, (27 aprile ndr.) – proseguono – parte la campagna elettorale per le nuove elezioni politiche. Dov’è sta la verità ?. Uniti nella preghiera“.

Suor Daniela Alborghetti, dalla Tanzania, ci ha comunicato la sua preoccupazione per l’evolversi della pandemia, la situazione più critica è a Dar Es Salamm. Inoltre ci ha reso noto del lavoro di informazione e di prevenzione sanitaria che come comunità di missionarie stanno mettendo in atto, nella loro missione nella regione di Mwanza, fin dall’inizio dell’emergenza.
Qui a Mwanza abbiamo solo tre casi confermati – ci aggiorna suor Daniela. Prosegue –  ovviamente un lockdown sarebbe davvero critico e la gente rischierebbe di morire di fame prima che per il coronavirus! Noi abbiamo dovuto sospendere tutte le attività di evangelizzazione, ma stiamo cercando di continuare ad aiutare la gente attraverso l’educazione sanitaria e la produzione di mascherine, che ovviamente per la gente comune sono attualmente introvabili.

Sempre dalla Tanzania ci giungono nuove brutte notizie: aumentano i morti e il governo nazionale sta cercando di non comunicare i dati ufficiali di questa emergenza anzi tranquillizza la popolazione dicendo che questa pandemia  è solo una punizione divina invitando quindi i fedeli a pregare.
In questa situazione precaria e confusa, inoltre sempre fonti governative parlano anche di un presunto medicinale prodotto da una casa farmaceutica di un altro Paese africano che cura e previene la diffusione del coronavirus. Queste due notizie stanno portando la gente del Paese a diminuire  il livello di prevenzione e attenzione con il conseguente aumento di contagi, malati e morti.
Ci raccontano inoltre – come possiamo leggere anche di seguito nell’articolo della rivista Nigrizia –  che le politiche negazioniste del Presidente tanzaniano impediscono al resto del mondo di conoscere la reale portata della diffusione del coronavirus nel Paese. Intanto, per promuovere il turismo, il Paese ha riaperto i voli internazionali perché afferma John Pombe Magufuli, il Presidente della Tanzania – “La nostra economia viene prima della lotta al Covid-19“.

Ulteriori informazioni, sulla critica situazione in Tanzania, sull’articolo di Nigrizia: clicca qui.

Suor Daniela ci ha inviato questo articolo dicendoci che questa è la loro situazione e che purtroppo non è possibile conoscere realmente lo sviluppo pandemico in Tanzania.

Padre Claudio Brualdi, missionario in Colombia a Bogotà ci ha detto che anche lì sono confinati in casa da una ventina di giorni. Al momento ci sono circa 4 mila contagiati e una ottantina di morti.
Padre Tommaso Robin dall’India ci ha raccontato che la situazione è  critica, ci sono diversi morti più al nord rispetto al sud del Paese. Da diverse settimane stiamo vivendo le restrizioni, l’isolamento e usciamo solo per urgenze.

Anche padre Cassiano Kalima, missionario della Consolata in Mozambico ci aggiorna sulla situazione pandemica.Qui nel centro di spiritualità e missione di Laulane a Maputo abbiamo sospeso tutte le attività di animazione e i ritiri spirituali, anche se i casi sono pochissimi ancora. Sappiamo, il Mozambico non è una eccezione. Il virus è qui. L’incapacità di fare il test è la sfida maggiore. Quindi la gente non ha neanche fiducia nelle cifre che vengono annunciate. In ogni modo, come vedi nella foto, mancano anche i dispositivi base per la salute come come le maschere e cosi dicendo. Stiamo lavorando, con i mezzi che abbiamo per divulgare le misure base di protezione e contenimento”.
In un successivo aggiornamento (17 giugno), padre Cassiano Kalima ci comunica che la situazione inizia a preoccupare di più, i numeri aumentano e si sta andando verso il picco dei contagi. “Inoltre siamo preoccupati  – ci racconta – perchè al nord del Mozambico, nella Diocesi di Pemba ci sono stati attacchi terroristici alle chiese…che ha portato a numerosi cristiani feriti e impauriti. Ci sono state  diverse chiese che sono state attaccate, vandalizzate e bruciate e ci sono molti cristiani rifugiati in altre zone della nazione. Non ci fermeremo nell’avere speranza!”.

Anche padre Diego Pelizzari, missionario saveriano dal Brasile ci aggiorna “Il primo caso confermato è del 27 febbraio. Ieri (16 aprile ndr) i decessi (ufficiali) erano 2200, positivi mi pare 65 mila. Noi della pastorale indigenista della regione sud ci preoccupiamo soprattutto con i villaggi più a rischio, situati sul confine col Paraguay. Gli Awá Guarani sono i piú vulnerabili essendo costretti a dover uscire dai villaggi per provvedere ai generi alimentari. L’indicazione che diamo è che rimangano isolati in foresta e che lascino entrare solo il personale del Ministero della Sanità ed i volontari che consegnano donazioni di alimenti. Se i Guarani escono sono soggetti al coronavirus – che provocherebbe una strage nei villaggi – se rimangono in foresta muoiono di fame. Noi siamo parte di un coordinamento che mira distribuire un minimo necessario di aiuti alimentari nei villaggi, in modo che l’isolamento sociale sia possibile.”

In Brasile, la situazione è diventa molto preoccupante. I dati aggiornati a maggio sono allarmanti e il rischio è diventato alto per tutti.
Riportiamo la nota – che ci ha inviato padre  Pelizzari – della Conferenza Episcopale dei Vescovi dell’Amazzonia brasiliana del 4 maggio, sulla situazione delle persone e della foresta in questo contesto di emergenza.

Nota Comissão Amazônia – ITA – CLICCA QUI PER LEGGERLA!

I dati ufficiali dei morti in Brasile sono circa 18 mila al 19 maggio, rispetto ai 0 morti dichiarati dalle fonti governati il 13 marzo. La situazione – ci racconta padre Diego Pelizzari – è molto preoccupante ora.

Infine anche padre Gabriel, missionario della Consolata dal Sudafrica ci riferisce com’è la situazione nella sua realtà missionaria. “Il sabato Santo 2020, abbiamo avuto un incontro ecumenico (mantenendo la distanza di un metro tra di noi) convocato dal consigliere della nostra zona. Ci racconta padre Gabriel – il suo motivo era quello di mettere tutte le Chiese del nostro quartiere insieme con l’obbiettivo di raccogliere cibi di base per aiutare i poveri del nostro quartiere in questa situazione emergenziale. La risposta, sia dei pastori e dei fedeli è stata più che generosa. E quindi dal lunedì successivo ci siamo trovati come pastori e sacerdoti a fare i pacchi per famiglie. Nei giorni successivi abbiamo donato oltre 400 pacchi alle famiglie. È veramente bello poter far sorridere qualche bambino, ma ancora più bello è vedere l’unita tra le Chiese davanti a questa pandemia perchè a fare tutti questi pacchi eravamo solo noi pastori e sacerdoti delle Chiese cristiane della zona.”

 

a cura di Marco Gasparini e Michele Montanari

(ultimo aggiornamento: 18 giugno)

 

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