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Punto della situazione in Kenya con Don Luciano Gattei

22/01/2012

Durante l’ultima visita di don Luciano in Italia, i ragazzi del Centro Missionario hanno organizzato un incontro con lui per avere aggiornamenti sulla situazione in Kenya e questo è quello che ne è venuto fuori.

 

A Fano negli anni ‘70 era partito un seminario per vocazioni adulte inserite nel mondo del lavoro, ed è lì che è iniziato il cammino di don Luciano Gattei; otto anni dopo l’inizio di quel seminario è stato ordinato prete, precisamente nel 1978, fermandosi poi qui a Fano in maniera definitiva. Il motivo di questa scelta di ‘residenza’ nasce dall’idea di considerare il servizio sacerdotale non solo legato alla chiesa, ma come quel mandato che dice di annunciare il vangelo ai confini del mondo. Il vescovo Micci, ai tempi, promise a don Luciano e gli altri preti che come lui decisero di fermarsi a Fano e dintorni, di inviargli in missione come Fidei Donum. Il missionario Fidei Donum è la visione di una chiesa che non delega il servizio missionario a dei specialisti (es. Missionari Comboniani, Saveriani, ecc..), ma è la chiesa che è missionaria in prima linea, il vescovo è missionario, ma non potendo andare in missione si fa carico di questo mandato mandando i sacerdoti. In questo modo si è formato un gemellaggio fra le chiese, una più ricca (Diocesi di Fano) che manda i sacerdoti in aiuto a quella più povera (Diocesi di Isiolo); in teoria ci sarebbe un accordo fra i 2 vescovi, con mandati triennali, per un massimo di 3 mandati, poi ci dovrebbe essere un cambio di sacerdoti, ma questo meccanismo ha funzionato solo in poche diocesi, e noi non siamo fra quelle; don Salvatore Schirru è rimasto in Kenya per 25 anni, don Luciano è lì da 15, e sta tutt’ora aspettando un ricambio..

Kipsing, dove si trova attualmente don Luciano, è una zona in mezzo alla savana, molto arida, non c’è nulla intorno, c’è solo una struttura di base da cui si è partiti per l’inizio della missione; è stata scelta Kipsing perché ci vivono molti Samburu, uno dei circa 40 gruppi etnici che vivono in Kenya; sono un popolo di pastori e vivono soprattutto del latte delle capre. La struttura di base comprende l’ostello, che è una struttura di servizio all’educazione: serve per i ragazzi che abitano lontano, che altrimenti non potrebbero frequentare la scuola, cosi invece gli viene data la possibilità vivendo lì durante il periodo scolastico; la scuola dura 3 mesi, un mese di vacanza e di nuovo 3 mesi; proprio all’interno di questo ostello ci sono alcuni dei ragazzi che hanno l’adozione tramite il nostro progetto. A Kipsing purtroppo non c’è ancora una chiesa, un posto dove rimanere in silenzio con Gesù, questo perché era una succursale di un’altra missione dagli anni ‘60-’70; la messa per ora viene celebrata lì davanti alla struttura alle 6.30 del mattino; al momento don Luciano sta pian piano costruendo una chiesettina che poi verrà ampliata a chiesa più grande, ma non si sa ancora quando verrà concluso il progetto. Il villaggio vero e proprio di Kipsing è molto piccolo, c’è il mercatino 2 volte al mese; per tradizione i guerrieri del villaggio dormono fuori da esso, per proteggerlo, devono vivere in gruppo numeroso, non possono mangiare da soli, se trovano del cibo devono comunque aspettare tutti per mangiarlo, hanno il valore del rapporto con gli altri; principalmente hanno la responsabilità della sicurezza del villaggio ma creano anche la sua insicurezza perché lì usa rubare il bestiame delle altre popolazioni e adesso che ci sono le armi (che vengono portate dalla Somalia) c’è uno scontro più violento rispetto a prima che c’erano arco e frecce; adesso con 100 euro compri un kalashnikov, che equivale al costo di una mucca o di un cammello rubato. La mortalità per Aids è ancora molto alta, nonostante quanto si dica qua in Italia, quindi si vedono molto spesso scene di nonni che si prendono cura dei bambini. Gli anziani del villaggio e anche quelli dei villaggi vicini a Kipsing, si incontrano ogni 3 anni per  formare 2 comitati, uno per la gestione dei soldi che gli vengono dati se rispettano l’ambiente, l’altro comitato per risolvere le tensioni tribali, i conflitti, affinché si mantengano aperte le scuole, perché in caso di guerre i bambini smettono di andare a scuola per combattere.

Ogni lunedì, mercoledì e venerdì si girano i villaggi li intorno a Kipsing. Nei villaggi ci sono pochissimi cristiani, quindi si va lì e si porta avanti l’evangelizzazione di base incontrandosi nei punti di riferimento, per  esempio gli asili, questo perché i villaggi sono sparpagliati in un’area vasta. Uno dei metodi maggiormente usati per l’evangelizzazione è  il metodo dell’unko, cioè partendo da un’immagine si fa partire il discorso. Il nuovo progetto nato da poco, “Adotta un villaggio”, è un ottimo esempio del tipo di aiuto che don Luciano sta dando a Kipsing; l’idea di fondo è questa: creare in ogni villaggio un gruppo, non meno di 10 persone, che si tassano, costituiscono un fondo, si orientano su un particolare progetto in base a quello che gli serve nel villaggio, viene presentato in Italia e se viene accettato gli viene data una mano a sostenere il progetto, un decimo lo mettono loro, come gesto di responsabilità, ma anche per non creare un’idea di base che è quella che il missionario è il salvatore che ti da tutto, è importante non creare il senso di dipendenza dal missionario. Per quanto riguarda l’acqua, loro la prendono da sotto la sabbia, scavando; lì non è potabile, però loro la bevono ugualmente, in mancanza di altro; le analisi hanno rivelato che c’è una carica batterica pazzesca in quell’acqua, ma ci si fa comunque la doccia e ci si lavano i piatti.

Ngaremara è la missione in cui si trovavano prima don Luciano e don Salvatore, sempre nella diocesi di Isiolo, e in cui è stata inaugurata la chiesa nel 2009, grazie agli aiuti provenienti dal progetto sostenuto dal CMD. A Ngaremara per don Luciano è stata più dura, perché lì era stata data un’idea sbagliata di missione, in tempi passati, per esempio i missionari quando andavano a dire la messa portavano anche il cibo, e quindi la gente collegava il cibo alla messa, se ti aiuto tu ti fai cristiano, ha creato una dipendenza, questo ha portato a dei conflitti, a degli attriti. A Kipsing invece non c’è questo conflitto, c’è un altro tipo di accoglienza, c’è già un’idea di comunità che è stata data dei preti che c’erano prima.

 

Altre info le trovate nella pagina riservata ai nostri missionari

Luca Principi

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